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6 November

Report Annata 2017 - Cascina degli Ulivi

Il 2017 in Italia, come in tante aree vinicole anche straniere, è stata un'annata caratterizzata da difficili condizioni climatiche fin dalla primavera con una gelata che ha compromesso già parte del raccolto (e così è stato nella fascia nord europea: Loira, Chablis, Borgogna, ..) e una siccità prolungata unita a temperature elevate che hanno dato sì uve molto sane e mature però con rese molto modeste sia in quantità che in mosto.

Anche Cascina degli Ulivi ha risentito di questi fattori climatici adeguando la produzione, sia nella scelta dei vini prodotti sia nella quantità, alla particolarità di questa vendemmia. Vi lasciamo una lettera di come Stefano Bellotti ha interpretato questa annata complicata.

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Carissimi,

Tiriamo le somme di questa annata molto anomala. Da tre anni non piove, o almeno non piove abbastanza da ripristinare le falde. Gli inverni sono stati senza neve e hanno lasciato la terra asciutta. Ad aprile abbiamo avuto una gelata straordinaria con tre notti di gelo a -6°C, che nel mio caso, non solo ha annullato la produzione di metà del vigneto, ma ha pure ucciso almeno il 30% delle viti giovani e molte le ha riportate indietro, perché dovranno ripartire da zero. Nella mia esperienza di 40 anni, avevo avuto brinate primaverili, ma mai così devastanti. Sembra ne sia capitata una simile negli anni ’30. Poi la siccità ha fatto il resto. Le vigne che si sono salvate hanno fatto così poca uva da lasciare stupiti. Poi leggera e asciutta. Morale della favola, la raccolta è stata circa il 20% di un’annata normale.

Per quanto riguarda i vini base, i Semplicemente, sono riuscito a comprare uve sicure da amici, grazie ai rapporti che in questi anni ho intessuto con i colleghi che lavorano in Biodinamico, riuscendo così a supplire la mancata produzione. Non abbiamo avuto uva sufficiente per produrre l’ A Demûa, il Nibiô Pinolo, né tantomeno il Passito. Ci saranno appena 3000 bottiglie di Filagnotti e altrettante di Ivag, e 2500 di Montemarino. Anche di uve rosse ne abbiamo vendemmiate così poche che non è valsa la pena tenerle separate; le abbiamo vinificate assieme: da Mounbè e Nibiô risulterà un vino unico.

Ora, nell’ essere contadini, non può non esserci una certa accettazione del rischio, fa parte del gioco. La nostra azienda, del resto, ha una storia vecchia: un magazzino importate che fa da polmone, 200 mila bottiglie di riserve. Ma se penso a chi è all’inizio, a chi ha bisogno proprio di questo raccolto per andare avanti, c’è da piangere. A me non era mai capitato. Ci sono state annate con metà raccolto, comenell’ ’88, che già mi fecero tremare le gambe. Ma così come la 2017, per fortuna, mai.

In compenso, per quanto riguarda l’orto, nonostante la carenza di acqua, abbiamo avuto una vera e propria resurrezione dell’orto, che sta dando buoni e bei frutti; tutto questo grazie a collaboratori scrupolosi e di buona volontà. Anche la stalla e il bestiame stanno vivendo un buonmomento perché sono gestite da una persona competente e appassionata. Caseificio e laboratori sono ultimati, per cui speriamo realisticamente, nel 2018, di uscire sul mercato con nuove linee di prodotti caseari e di conserve dell’orto.

Attualmente nel suo complesso, tra dipendenti fissi, stagisti e volontari, lavorano più di 30 persone, di cui una buona parte vive anche sul posto. E’ una realtà quasi unica, molto impegnativa,ma che dà anche molte gioie e molta soddisfazione.

Cordiali saluti e amicizia,
Stefano Bellotti

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